
Descrizione
La famiglia Chevalier, che ha dato vita a questo progetto, ha creato qualcosa di diverso dai solsoliti musei. Non aspettatevi grandi sale o collezioni monumentali. Qui tutto è raccolto, intimo, quasi domestico. Si entra in una casa dove ogni angolo racconta la vita quotidiana degli ebrei granadini prima del 1492.
La cucina di ceramica mi ha colpito particolarmente. Gli oggetti disposti sui ripiani sembrano aspettare ancora chi li userà per preparare i piatti della tradizione sefardita. Il piccolo patio, progettato seguendo lo stile architettonico dell'epoca, offre un momento di pausa durante la visita. È uno spazio che invita alla riflessione, soprattutto quando si pensa a Samuel Ibn Nagrella, il politico e poeta che arricchì Granada con il sistema di bagni pubblici, o a Yehudá Ibn Tibon, medico e traduttore di grande fama.
Il museo non si limita agli oggetti esposti. La biblioteca tematica e i documenti storici aiutano a comprendere quanto fosse radicata questa comunità nel tessuto cittadino. Per oltre quindici secoli, la presenza ebraica ha contribuito alla scienza, alla letteratura e all'arte granadina. Una storia che il Decreto dell'Alhambra del 1492 interruppe bruscamente.
Visitare il Museo Sefardí significa anche scoprire il Realejo da una prospettiva diversa. Il museo organizza visite guidate per le stradine del quartiere, dove ancora si intuiscono le tracce dell'antica judería. Camminando tra questi vicoli, ai piedi dell'Alhambra, si capisce perché Granada fosse chiamata la "Granada ebraica".
La visita si può approfondire con un'audioguida che racconta dettagli e aneddoti difficili da cogliere altrimenti. Non è un museo che si visita di fretta. Richiede tempo per assaporare le storie che custodisce, per immaginare le voci che riempivano queste case prima che il silenzio calasse su una comunità millenaria.
Información adicional
a persona
Prezzo totale delle audioguide




