
Descrizione
Il nome deriva dalla sultana Aixa, madre di Boabdil, l'ultimo sultano di Granada. Immaginarlo qui negli ultimi giorni del regno nasride fa venire la pelle d'oca. Le cronache raccontano che da queste finestre si contemplavano gli orti di Granada, prima che le Abitazioni di Carlo V chiudessero la vista verso il Patio de Daraxa.
Quello che colpisce di più sono le decorazioni sulle pareti: poesie in arabo, invocazioni spirituali, iscrizioni che lodano Dio e Mohammed V. I dettagli sono incredibili. Lo zoccolo di piastrelle nere, bianche e gialle richiede una maestria artigianale che oggi sarebbe difficile da replicare. Il pavimento, anch'esso in ceramica, purtroppo non è nelle migliori condizioni.
La luce che filtra attraversi i doppi archi crea giochi d'ombra che cambiano durante il giorno. Due archi laterali e quello centrale che guarda verso il patio creano una sensazione di apertura nonostante lo spazio ridotto. Le decorazioni sopra le grandi finestre continuano il tema dei muqarnas, quella tecnica decorativa così caratteristica dell'arte nasride.
È uno di quei luoghi dell'Alhambra dove il tempo sembra essersi fermato. Non è il più grande né il più spettacolare, ma ha qualcosa di intimo che altri spazi del palazzo non hanno. Forse è il pensiero di Boabdil che qui passò i suoi ultimi momenti come sultano, prima dell'esilio che lo portò a morire lontano da Granada all'età di 78 anni.
Se hai a disposizione un'audioguida, questo è il posto perfetto per fermarsi e ascoltare. Le storie che questi muri potrebbero raccontare vanno ben oltre quello che si vede a prima vista. L'Andalusia ha pochi luoghi così carichi di malinconia storica come questo piccolo mirador.
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