
Descrizione
Il nome "Bañuelo" arriva dalla fine del XIX secolo, quando lo chiamarono così per distinguerlo dai bagni più grandi della collina rossa. Prima era conosciuto come Baño del Nogal o Hammam al-Yawza, e faceva parte del quartiere di Ajsaris, nell'undicesimo secolo. La sua costruzione si deve al visir ebreo Ibn Nagrela, durante il regno di Badis.
Entrando, la prima cosa che colpisce è la distribuzione degli spazi, molto simile alle terme romane ma adattata alle necessità musulmane. Si attraversano quattro sale principali: il vestibolo, la sala fredda, quella tiepida e quella calda. La sala templada è il cuore del complesso, la più ampia e decorata, con dieci colonne che raccontano storie diverse attraverso i loro capitelli romani, visigoti, califali e ziridi.
Quello che rende speciale questo luogo sono i piccoli dettagli: i lucernari ottagonali e a forma di stella che bucano le volte, permettendo alla luce di filtrare creando giochi d'ombra suggestivi. Questi aperture servivano anche per far uscire il vapore e regolare la temperatura interna.
Dopo la conquista cristiana del 1492, i bagni continuarono a funzionare fino a quando Filippo II ne proibì l'uso ai moriscos. Non era solo una questione igienica: questi luoghi rappresentavano punti di incontro e, secondo le autorità, potenziali centri di cospirazione.
Per secoli il Bañuelo cadde in abbandono, trasformandosi prima in lavatoio pubblico e poi in abitazione privata. Solo nel 1927 Leopoldo Torres Balbás lo acquistò con i soldi ricavati dalla vendita dei biglietti dell'Alhambra e iniziò i lavori di restauro che lo salvarono dalla demolizione.
Visitare questo monumento andalusí significa immergersi in un pezzo di Granada medievale perfettamente conservato. Una audioguida può aiutare a comprendere meglio i dettagli architettonici e storici, ma anche solo passeggiare tra le sue sale permette di respirare l'atmosfera di un tempo in cui questi spazi erano il cuore sociale del quartiere.
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