
Descrizione
La storia di questo carmen è particolare perché nasce dall'unione di sei proprietà diverse, tra cui il carmen del Olivarillo e l'Huerto del Pencal, separate dalla muralla araba. Mi ha colpito sapere che gran parte di questi terreni appartenevano al convento scomparso di Nuestra Señora de la Victoria, smantellato durante le confiscazioni del XIX secolo. È un esempio perfetto di come Granada abbia saputo reinventare i suoi spazi storici.
I giardini attuali furono ridisegnati nei primi anni del Novecento seguendo lo stile regionalista dell'epoca. Camminando tra le terrazze, si apprezzano i tre livelli principali: il Giardino Principale, quello Basso e quello del Nord. Le paratie scaglionate seguono perfettamente la pendenza naturale della collina, mentre i pergolati di ferro e le fontane agli incroci dei sentieri creano angoli di grande suggestione.
La casa originale, con la sua tipica facciata a doppio piano e la torre-mirador, fu demolita negli anni Sessanta per far posto a costruzioni più funzionali. Alcune colonne di ghisa del portico originale furono però recuperate e oggi ornamentano lo stagno inferiore, dove si trova una statua femminile su un isolotto. È un dettaglio che racconta bene l'attenzione per la memoria storica.
Dal 1944 al 1963 il carmen ospitò la Casa del Marocco, residenza per studenti del Protettorato. La vicinanza alla Scuola di Studi Arabi non era casuale. Oggi funziona come residenza universitaria per ospiti e ricercatori, mantenendo viva quella vocazione culturale che ha sempre caratterizzato il luogo.
Se visitare Carmen de la Victoria ti interessa, sappi che organizzano visite ai giardini e mostre temporali. Un'audioguida può aiutare a comprendere meglio la stratificazione storica di questo spazio che, in fondo, racconta secoli di storia granadina attraverso le sue trasformazioni architettoniche e paesaggistiche.
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